È il 15 agosto e sono circa le 13:00. Il sole di mezzogiorno brucia la pelle, il caldo si fa denso, quasi un mantello che ci avvolge e ci toglie il respiro. Siamo seduti sul bordo della piscina, con i piedi immersi nell’acqua, a cercare un po’ di sollievo. Ma l’idea di tuffarci, di affrontare l’impatto improvviso con il freddo, ci trattiene. Restiamo lì, immobili sotto il sole cocente, scegliendo il disagio conosciuto piuttosto modificare la situazione conosciuta. E così, se nessuno arriva alle nostre spalle a darci una spinta, restiamo fermi, incapaci di agire, prigionieri di una comoda sofferenza.
Eppure, quante volte quella spinta inattesa ci ha regalato un senso di libertà? Quante volte, dopo aver ceduto all’impulso, ci siamo sentiti sollevati, persino grati, al punto da non voler più uscire da quell’acqua che prima ci sembrava troppo fredda e ci siamo anche rammaricati di non esserci tuffati prima?
Un trapezista che esita è un trapezista perduto. A volte non saltiamo per noi, ma per chi ci aspetta, sospeso nell’aria, contando sul nostro slancio. Ci sono attimi in cui il coraggio non è un’opzione, ma un atto necessario, vitale. Le resistenze si presentano puntuali, ci sussurrano all’orecchio che è meglio restare dove siamo, che è troppo rischioso, troppo tardi, troppo incerto. Ma basta un respiro più profondo, un battito più deciso, e ci ritroviamo a compiere il gesto che prima sembrava impossibile.
Ci capita di lanciarci senza sapere dove atterreremo: verso un volto sconosciuto che potrebbe illuminarci la vita, in una stanza piena di voci nuove, in un lavoro diverso solo per sentire come suona un’alternativa, in un luogo mai visto, ma che forse, dentro, abbiamo sempre conosciuto. Ci sono momenti in cui scegliamo, e altri in cui la vita sceglie per noi. Ma in entrambi i casi, lo scatto arriva, e ci porta con sé. A volte ci fa correre, altre ci fa volare. E poi, con lo stesso slancio, ci permette di fermarci, guardare indietro, riposare, raccogliere i frutti, prima di ripartire.
È la nostra forza di volontà che ci accompagna, sempre. Quella voce che non urla, ma che sa farsi sentire quando tutto tace. È lì che troviamo l’energia per fare un passo in più, per dare il meglio, per cercare il meglio. Quando impariamo a dare un senso autentico a ogni nostra caratteristica, scopriamo una spinta nuova, una motivazione che ci porta a vivere con più pienezza, più verità, più gioia.
Prepararsi allo scatto, come per ogni gesto potente, richiede ascolto e presenza. Ci alleniamo nel riconoscere ciò che di buono vive in noi, nel ripercorrere i momenti in cui abbiamo brillato, in cui abbiamo tenuto duro, in cui siamo stati luce per qualcuno. Ritroviamo i nostri sogni, li osserviamo con occhi nuovi, e ne scegliamo uno, il più vivo, il più vicino, e cominciamo da lì, con piccoli passi, ma decisi, guidati dalla speranza.
Lo scatto è un atto d’amore verso noi stessi. Non aspettiamo più che qualcuno ci spinga: impariamo a tuffarci con fiducia, con speranza. Sappiamo farlo. Siamo pronti. Abbiamo tutto ciò che serve per farcela.
Lo scatto finale

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